domenica 30 settembre 2012

"Ferite profonde" ancora non rimarginate

"Ferite profonde" di Nelle Neuhaus, Giano, 2012



Nele Neuhaus con "Ferite profonde" racconta una storia di vendetta che trae le sue origini nella folle persecuzione compiuta dai nazisti nei confronti degli ebrei.
I protagonisti di questa vicenda sono ormai ultraottantenni, ma il loro passato non gli impedisce di pagare il fio delle loro colpe.
La famiglia Kaltsee, caratterizzata da personaggi poco raccomandabili, sia i nuovi rami che quelli più antichi, si muove al centro dell'indagine della coppia di poliziotti Von Bodenstein e Kirchhoff cercando di nascondere i molteplici segreti che stanno dietro la sua ricchezza e il suo prestigio.
Diversi omicidi con differenti motivazioni fra vendetta e protezione.
Questa scrittrice è molto brava, consiglio la lettura di questo romanzo anche se il finale risulta un pò scontato perchè prima è stato svelato quasi tutto.

Voto: 8

David Goldberg aveva nostalgia della sua terra: voleva risentire i suoni della lingua madre, rileggere i giornali tedeschi, contemplare di nuovo gli amati monti del Taunus. Costretto a lasciare la Germania per salvare la pelle nel 1945, dopo sessant'anni trascorsi negli Stati Uniti, a novantadue anni è tornato nel suo paese. Un ritorno fatale. Poiché David Josua Goldberg, esponente di spicco della comunità ebraica americana, uomo influente che si è prodigato per ripristinare i rapporti tra la Bundesrepublik e Israele dopo la guerra, è stato ritrovato cadavere nel suo appartamento di Kelkheim. L'hanno scoperto inginocchiato sul lucido pavimento di marmo del corridoio, a neanche tre metri dalla porta d'ingresso. La parte superiore del corpo rovesciata in avanti, la testa in una pozza di sangue. Sangue e cervello schizzati tutt'intorno: sulla tappezzeria di seta, sulla porta, sui quadri e sul grande specchio veneziano posto all'ingresso. Una scena del crimine familiare per il commissario capo Oliver von Bodenstein e per la sua collega Pia Kirchhoff. Il proiettile che ha trapassato la testa del vecchio, un proiettile di grosso calibro, procura, infatti, questi danni. Decisamente meno familiari sono, però, le cifre che i due investigatori scoprono tracciate col sangue sullo specchio: 1-6-1-4-5. È sconcertante un elemento che l'autopsia rivela: sul lato interno del braccio sinistro, venti centimetri sopra il gomito, Goldberg presenta il tatuaggio tipico delle SS.

"I poeti morti non scrivono gialli", una specie di giallo

"I poeti morti non scrivono gialli" di Bjorn Larsson, Iperborea, 2011



Voto 8,5

Può uno scrittore di poesia cimentarsi nel genere thriller facendola franca?
Secondo Larsson la punizione per questa eresia è la morte.
Eppure, il poeta sembra bravo in questa impresa, forse perché le vittime del suo assassino di carta sono i ricchi e potenti speculatori che non si fanno scrupoli pur di aumentare i propri profitti.
Azzeccata in questa storia la figura del poliziotto-poeta e quella dell'editore combattuto fra il valore della poesia e gli incassi dei thriller.
Un bel romanzo thriller scritto da un inesperto del genere.
Belle le poesie attribuite a Jan Y. Nilsson, sono di Yvon Le Men.

Un'opaca sera di febbraio, l'editore Karl Petersén raggiunge impaziente il porto di Helsingborg. Nella ventiquattrore una bottiglia di champagne e un contratto per il poeta Jan Y. Nilsson, a cui ha chiesto di scrivere un giallo, sicuro bestseller già venduto ai più prestigiosi editori d'Europa. Ma il poeta accetterà di firmare? Si piegherà alle basse leggi di quel mercato che, con la sua ricerca di una poesia alta ed essenziale, ha sempre snobbato? La risposta è definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva. Si è suicidato? Il commissario Barck non ha dubbi: i poeti si uccidono, non vengono uccisi. Eppure i motivi per farlo fuori non mancano, a cominciare dal lauto compenso che Jan Y. avrebbe presto incassato e dal materiale scottante sugli squali della finanza che il suo romanzo era pronto a denunciare. Nell'età dell'oro dei thriller, Björn Larsson scrive "una specie di giallo" che è un gioco letterario di raffinata ironia e autoironia, per indagare l'essenza stessa della scrittura e della vocazione artistica. In una sferzante satira di un mondo editoriale all'isterica ricerca del prossimo successo, solo un "poliziotto-poeta" è in grado di scoprire le associazioni nascoste, di rivelare l'inatteso, di afferrare le verità che si celano dietro le apparenze.

"Battuta di caccia" un nuovo caso per la sezione Q

"Battuta di caccia" di Jussi Adler-Olsen, Marsilio, 2012



Voto 8,5

Bel romanzo, con tanti personaggi e situazioni che incuriosiscono e spingono alla lettura.
Il gruppetto di sadici di successo non tradisce le aspettative, sembrano veramente capaci di qualunque nefandezza pur di soddisfare i loro istinti più perversi.
La loro ex compagna Kimmie, braccata dai loro segugi, è ancora più pericolosa di loro.
L'ispettore Morck, con la sua squadra sui generis, ma di grande fiuto e dedizione ai fini della scoperta della verità, risulta molto simpatico con il suo modo di fare abbastanza anticonformista.
Le battute di caccia, evidenziate nel titolo, sono sempre più estreme, fino a quella del finale che risulterà decisiva per la conclusione del caso.
Finale con il botto, come si intuisce abbastanza presto; se dovessi dare un consiglio all'autore, lo inviterei a curare di più il finale.
Anche quello della "Donna in gabbia", bel romanzo giallo-thriller, che vi consiglio di leggere aveva lo stesso piccolo neo.

Un gruppo di persone influenti, la cui maggiore aspirazione è vivere al limite. Gente esperta, che ha lasciato un'impronta sul paese e pensa più in grande degli individui comuni. Un collegio esclusivo li ha uniti in gioventù, hanno fatto di Arancia meccanica il loro film culto, e dopo vent'anni la passione per la caccia li tiene ancora insieme. Sono potenti e sono ricchi, divorati dall'eccitante inquietudine della sfida, ma nonostante le carriere impeccabili, sui loro anni di scuola circolano storie sconvolgenti, sospetti di violenze mai denunciate, perfino del tragico omicidio di due studenti, fratello e sorella, i cui corpi martoriati furono ritrovati in una casa di vacanza non lontano dal collegio. Quando l'incartamento del caso ormai archiviato finisce misteriosamente sulla sua scrivania alla Sezione Q, Cari Morck si rende conto che tra quelle pagine c'è qualcosa di molto sbagliato e, con l'aiuto del suo assistente siriano Assad, decide di riaprire le indagini. Le tracce portano ai vertici della società, ad agenti di borsa e chirurghi estetici che regnano sulla debolezza della gente. Ma puntano anche al mondo opposto, quello degli emarginati e dei disperati, dove una senza tetto granitica ha deciso che chi ha abusato di lei, mortificandola, pagherà per le proprie azioni. Un'indagine che attraversa l'intera gerarchia sociale, e che rivela che troppo spesso il male nasce da diffidenza e assenza di empatia, e che freddezza e mancanza d'amore possono avere esiti mostruosi.

Agent 6, l'ultima avventura di Demidov?

"Agent 6" di Tom Rob Smith, Sperling & Kupfer, 2011



Una nuova avventura per l'agente Leo Demidov, sarà l'ultima?
Il finale aperto, comunque da leggere, mi fa sperare che il personaggio dei romanzi di Smith possa essere il protagonista di altre storie.
Bel romanzo che, oltre all'intreccio mai banale e sempre stimolante, descrive in modo fedele il clima di tensione fra Unione sovietica e USA durante la guerra fredda e le azioni sponistiche e propagandistiche dei due Paesi.
Sebbene sembri che già nella prima parte del romanzo il finale della storia sia svelato, fidatevi di me: non è così; Smith ha la capacità rara (che per ora ho trovato solo nel grande Scott Turow) di mostrare sotto varie sfaccettature vicende che sembrano scontate rendendole coinvolgenti.
Mi è piaciuta anche la descrizione dell'Afghanistan sotto la dominazione sovietica.
Il ricorso limitato alla violenza gratuita, spesso ridondante in altri romanzi di questo genere, non toglie nulla a questa spy story.

Voto: 8/9

Mosca, 1950. All'agente speciale dell'MGB Leo Demidov viene affidato un nuovo incarico: deve scortare Jesse Austin, il cantante nero americano che ha sposato la causa del comunismo, in tournée in Unione Sovietica. Un incarico di pura propaganda, perché a Jesse deve essere mostrata solo la faccia buona del regime. Per fortuna Leo può contare sull'appoggio di Raisa, la giovane insegnante che ha conosciuto per caso e della quale si sta già innamorando. È una missione facile, ma quell'incontro avrà un peso drammatico sul destino di tutti loro. New York, 1965. Bloccato dai mostruosi meccanismi della burocrazia sovietica, Leo Demidov, ormai ex agente espulso dagli ingranaggi della polizia segreta, non può partire con la moglie e le figlie alla volta di New York. Il loro è un "Tour di Pace", destinato a migliorare le relazioni tra le due superpotenze che si fronteggiano nella Guerra Fredda. Eppure Leo ha paura per loro: perché è stata scelta proprio la sua famiglia? Chi e che cosa si nascondono dietro il viaggio oltrecortina? Kabul, 1980. I peggiori incubi di Leo si sono avverati, e lui ora chiede solo una cosa: giustizia. Ma ogni tentativo di lasciare la Russia gli viene impedito, e la sua unica via d'uscita è rientrare nei ranghi del KGB, che lo arruola proprio nell'invasione dell'Afghanistan. Leo è davvero disposto a pagare qualsiasi prezzo per portare a termine la sua ultima, personale, missione.


Consiglio vivamente a chi non lo avesse fatto di legegre anche i primi due romanzi di Smith dedicati a Demidov: "Bambino 44" e "Il rapporto segreto.
Il primo romanzo è molto bello (voto 9), il secondo non delude (8/9).

                                

mercoledì 8 agosto 2012

Il giovane Philby, grande bufala o grande spia?

Il giovane Philby, Littel Robert, Fanuccci, 2012, Euro 16,00.




Una spy story per palati sopraffini. Concordo con Forsyth.
Diversi personaggi che hanno conosciuto il giovane Philby raccontano la loro versione di una curiosa storia di spionaggio alla vigilia della seconda guerra mondiale.
Chi è questo Philby, una spia doppio-triplogiochista al servizio di Russia, Gran Bretagna, America oppure un personaggio semplicemente animato da grandi ideali?
PENSATE, SI TRATTA DI UNA STORIA VERA!!!
Voto: 9,5
Si legge velocemente; la vicenda incuriosisce fino all'ultima pagina. Il finale è sorprendente, ma non pienamente chiarificatore.
Hitler è sullo sfondo, mentre Stalin è spesso citato.
L'incontro fra Stalin e alcuni suoi sottoposti è da brividi.

Chi è veramente Kim Philby? O meglio: per chi lavora? Il giovane Philby dalle guance rosee e dai capelli scompigliati bussa alla porta di Litzi Friedman, una disinibita comunista viennese, e la conquista con la sua balbuzie. Così comincia la carriera di uno dei Cambridge Five, gli agenti segreti britannici più leggendari della storia. La sua vicenda viene narrata da dieci personaggi, ciascuno con una propria versione dei fatti. Sempre tra le righe - e necessariamente crudo, questo romanzo ha la vivacità di un diario plurimo scritto in prima persona: Stalin in carne e ossa così deludente rispetto alle foto ufficiali; Litzi impavida attivista, ma gelosa della compagna dal seno prorompente; il capitano russo Gusakov che non capisce di essere stato fatto prigioniero dai suoi stessi capi, e quando viene incarcerato pensa che lo stiano facendo 'entrare dalla porta sbagliata'. Per la cronaca: dopo le vicende qui riportate, Philby riuscì a mettersi in salvo e visse gli ultimi venticinque anni della sua vita a Mosca, lavorando come istruttore per il Kgb. Morì nel 1988.


Vertigo, un fotografo egiziano anticipa la primavera araba

VERTIGO di Mourad Ahmed, Marsilio, 2012, Euro 18,00


Un  fotografo povero di soldi, ma ricco di valori, sfida il sistema e anticipa la primavera araba.

Solo i giovani hanno il coraggio e l'intraprendenza per cambiare lo status quo.
Voto: 8

Si legge bene; la scrittura, molto controllata, evita accuratamente il racconto di scene di violenza e tortura.
In alcune parti sembra più un romanzo politico che un thriller.
Viene descritta bene la società araba con le sue forti contraddizioni.
Il messaggio politico di rinnovamento emerge chiaramente e qualifica la storia.
Avrei aggiunto un pizzico di azione in più.
Al bar Vertigo, locale notturno alla moda, ritrovo per la gente che conta del Cairo, Ahmed Kamàl assiste per caso all'omicidio di due noti uomini d'affari. Fotografo di professione, imprime le immagini della strage sulla pellicola, ed è pronto a farle pubblicare, ma si rivolge al giornale sbagliato: i media del paese sembrano puntare a molta apparenza e poca verità. Intrappolato in una rete di giochi di potere, Ahmed per un po' trova riparo in un locale notturno, popolato da ballerine del ventre e attricette in cerca di gloria, accanto a uomini d'affari e politici: gente influente, persone che al mattino sulle pagine dei giornali sono nemiche, e di notte diventano alleate nel gioco delle parti, tutte riunite nello stesso locale in cerca di donne e alcol, a ostentare la propria ricchezza. Testimone scomodo, Ahmed tuttavia non intende tacere... Accolto in Egitto con grande entusiasmo all'arrivo della primavera araba, Vertigo denuncia il malcostume del paese, senza mai rinunciare all'ironia. Con il suo ritratto schietto di una polizia di stato losca e vendicativa e di una classe politica corrotta, Mourad racconta la difficoltà di trovare un vero modello per le nuove generazioni, il disordine che pervade la nazione, lo stato di vertigine perpetua in cui si confondono ruoli e concetti, dove chi difende i valori morali può subito dopo essere sopraffatto dal proprio interesse personale. Ma tutto questo non gli impedisce di affidare alle sue pagine un messaggio di speranza per i giovani...
 

venerdì 30 dicembre 2011

Il marito della libraia: "La donna in gabbia" di Adler-Olsen Jussi, un gial...

Il marito della libraia: "La donna in gabbia" di Adler-Olsen Jussi, un gial...: Voto:9 Consiglio vivamente la lettura di "La donna in gabbia" di Adler-Olsen Jussi, primo romanzo della serie dedicata alla sezione Q (squ...

Il nuovo romanzo di Suter volteggia come una libellula

Leggete "Allmen e le libellule" di Martin Suter Sellerio editore, 2011.
Voto: 8


Questo romanzo, come "Come è piccolo il mondo" non possono essere considerati veri e propri gialli in quanto sotto questo profilo risultano un pò leggeri.
Si tratta invece di romanzi di ottima qualità che, attraverso perdenti di razza, svelano le ipocrisie della società nobiliare e borghese svizzera.
Il protagonista è un detective sui generis che per caso inciampa in un omicidio e lo risolve, da furbo uomo di mondo qual'è, a suo vantaggio.

Johann Friedrich von Allmen è un tipico personaggio alla Suter, un simpatico signore che vive "marinando la vita" come uno studente marinerebbe la scuola. Quarantenne, riservato habitué di tutti i posti giusti, lettore appassionato, superiore a tutte le questioni materiali, i camerieri gli si rivolgono con un "conte" ma il nome aristocratico è nato da una sua personale riscrittura. Ha dilapidato la ricca eredità paterna e, poiché nel college ha imparato che indebitarsi, per uno di rango, non è disonorevole, usa il poco denaro per "mantenere la propria affidabilità di credito anziché per vivere". Da poco tempo, però, si dedica a furti di oggetti d'arte, in luoghi e situazioni tali da sollevarlo da ogni sospetto. Probabilmente, nella Svizzera opulenta di cui l'autore, sulle orme di Dürrenmatt, draga l'anima sociale, tipi così immiseriti e perbene non sono insoliti. E Martin Suter li eleva a rappresentare un mondo sicuro e immutabile all'apparenza, che è invece diretto, con la stessa voluttà con cui Allmen dilapida, all'incertezza e alla decadenza. Un nuovo, sofisticato congegno narrativo, in cui Martin Suter trascina il lettore senza sforzo né artificio. Prima avventura di una coppia di detective delle belle arti.

"La donna in gabbia" di Adler-Olsen Jussi, un giallo-thriller avvincente

Voto:9

Consiglio vivamente la lettura di "La donna in gabbia" di Adler-Olsen Jussi, primo romanzo della serie dedicata alla sezione Q (squadra specializzata in casi irrisolti).
La squadra in questione, guidata dall'ispettore Morck, un personaggio sopra le righe, assolutamente indisciplinato, pigro, diretto, ma dotato di una tenacia e un acume invidiabili, è costituita da un extracomunitario dalle mille sorprese (Assad) e da un agente paralizzato a seguito di una sparatoria.
Evidenti sono i riferimenti alla letteratura e lal TV di genere americana; ma ciò non infastidisce grazie all'adattamento al contesto danese.

 
La voce distorta proviene da un altoparlante piazzato da qualche parte nel buio: "Buon compleanno, Merete. Oggi sono centoventisei giorni che sei qui, e questo è il nostro regalo per te.
Lasceremo la luce accesa per un anno, a meno che tu non sia capace di rispondere a una domanda.
Perché ti abbiamo rinchiusa?"
Merete Lynggaard, giovane parlamentare danese di successo, è a bordo di un traghetto il giorno in cui scompare senza lasciare tracce. I media si lanciano avidamente sulla storia e le ipotesi si avvicendano nei titoli: dal suicidio all'omicidio, dal tragico incidente al rapimento, fino alla sparizione volontaria.
La polizia mette in campo tutte le forze, ma senza risultato: la donna sembra inghiottita dalla terra. Merete però non è morta.
Chi la tiene segregata in modo tanto disumano in una prigione di cemento? E perché? Cinque anni dopo, Cari Morck, poliziotto svogliato e burbero, una spina nel fianco per tutti i colleghi, decide di riaprire le indagini con la sua Sezione Q, il nuovo reparto speciale per i casi irrisolti.
Procedendo a ritroso nel tempo fra trame politiche e drammi familiari, Morck e il suo misterioso assistente siriano Assad si lanciano in una battaglia contro il disegno delirante di un criminale folle.

Più che la trama ho trovato originale lo stile dell'autore e il carattere dei vari personaggi coinvolti nell'indagine, vittima compresa.
I folli sequestratori spaventano per la loro crudeltà.





Ho finito l'ultimo romanzo di Stephen King "22/11/'63"

Ho finito l'ultimo romanzo di Stephen King. Come accennato nel post pre natalizio ero curioso di leggere un romanzo cui D'Orrico, critico letterario che stimo molto, ha dato 10 come voto.

Le prime 200 pagine sono volate; arrivare alle ultime 100 non è stato semplice.
A quel punto però mi aspettavo i fuochi di artificio; invece mi sono trovato di fronte ad un finale da mortaretti (tanto per essere in clima con l'ultimo dell'anno).
In conclusione posso affermare che più che un thriller "22/11/'63" è un romanzo d'amore: l'amore nostalgico che ha l'autore per il periodo fine anni '50 inizio anni '60, l'amore che ha il protagonista per la bibliotecaria e, infine, quello che ho io per King, un autore che ricordavo da brividi, ma che oggi fa letteralmente rabbrividire con polpettoni di questo genere.
Voto: 6,5 a King e 10 a me per la pazienza.
 
Se potete evitate di leggerlo!

domenica 18 dicembre 2011

Consigli per le festività

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti i frequentatori de Il marito della libraia; in particolare agli studenti di grafica e fotografia del NID di Perugia, grandi lettori del mio blog nonché giovani talenti dal futuro radioso (naturalmente grazie alle mie lezioni di marketing).

Qualche consiglio per passare ore felici vicino al caminetto, in viaggio, a letto, sul divano, .... al bagno (uno dei miei luoghi preferiti per leggere):

BIANCANEVE DEVE MORIRE di Nele Neuhaus, Giano editore, 2011
Thriller dalle atmosfere cupe.



Dieci anni trascorsi in una cella a scontare una pena per omicidio, dieci lunghi anni, e poi finalmente arriva l'agognato giorno in cui il cancello del penitenziario di Rockenberg si chiude alle spalle di Tobias Sartorius. Il mondo, si sa, non aspetta a braccia aperte chi esce di prigione. Per Tobias la meta è perciò obbligata: Altenhain, il piccolo borgo tra i monti del Taunus, dove da tre generazioni i suoi esercitano l'onorato mestiere di osti al Gallo d'Oro, la trattoria del paese. Il ritorno al villaggio natale si rivela, però, subito per il figlio dei Sartorius un inferno peggiore di quello patito tra le mura del penitenziario. La madre è andata via di casa, l'appartamento paterno è in rovina, la trattoria chiusa. Di suo padre, poi, un uomo un tempo vitale e sicuro di sé, rimane solo un'ombra. Ogni oggetto, infine, della casa rimanda a quella sera d'estate di dieci anni prima in cui Laura Wagner e Stefanie Schneeberger scomparvero. Tutti gli indizi avevano allora indicato lui, il ragazzo dell'oste Sartorius, come il colpevole. Tobias non ricorda nulla di quella sera, solo che aveva bevuto con gli amici e che amava perdutamente Stefanie, la ragazza con i lunghi capelli neri e la bocca rossa come Biancaneve, per la quale aveva lasciato Laura. La rabbia e la delusione del ritorno probabilmente svanirebbero, se le cose non precipitassero con sorprendente rapidità. Quasi contemporaneamente alla ricomparsa di Tobias, infatti, uno scheletro umano torna improvvisamente alla luce...

Tiziana ha detto che è un bel libro; allora mi fido e ve lo consiglio!
Chi è Tiziana? Una lettrice attenta di gusti difficili che sta spesso in libreria.
Se non vi dovesse piacere vi darò il suo indirizzo di casa.

L'INDICE DELLA PAURA di Robert Harris, Mondadori editore, 2011



È notte fonda quando il dottor Alex Hoffmann viene aggredito da uno sconosciuto che si introduce di nascosto nella sua residenza di Ginevra. A quarantadue anni Hoffmann è una leggenda: scienziato tra i più noti al mondo, è ora un ricco e potente uomo d'affari proprietario di una società che gestisce fondi d'investimento, e ha da poco creato un software sofisticatissimo e top secret, destinato a rivoluzionare i mercati finanziari di tutto il mondo. Nessuno dei suoi rivali sa come, ma il sistema che Hoffmann ha messo a punto e che ruota intorno al VIX - l'indice di volatilità, familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori "indice della paura"- genera un incredibile ritorno in termini economici per i suoi clienti. Qualcosa, però/evidentemente non funziona: qualcuno vuole distruggerlo e l'aggressione del professore è solo il primo di una serie di accadimenti sconcertanti. Nel giro di ventiquattr'ore Hoffmann non è più lo stesso uomo e, mentre i mercati finanziari intorno a lui precipitano, ha inizio una lotta senza esclusione di colpi contro un avversario sconosciuto e per questo ancora più temibile. Ambientato nel competitivo mondo dell'alta finanza scosso dalla profonda crisi economica mondiale di questi ultimi anni, "L'indice della paura" è un thriller che riconferma Robert Harris come osservatore della società contemporanea.

Harris è un ottimo scrittore di thriller (Ghostwriter mi ha colpito ..........) e romanzi storici (ho letto con piacere Conspirata).

LA CASA SEGRETA IN FONDO AL BOSCO di Christoffer Carlsson, Newton Compton editori, 2011



La cittadina di Dalen, in Svezia, è sconvolta da un'ondata di crimini senza precedenti. Nel giro di pochi mesi molte case vengono svaligiate, ma nessuna delle vittime immagina che il peggio debba ancora arrivare. Un vero e proprio bagno di sangue stronca infatti la vita di alcuni ragazzi. I giornali parlano di un regolamento di conti, di storie di droga, di reietti della società che sono andati incontro al proprio destino. Nessuno sa quale sia la terribile verità. Tutto ha inizio quando David Flygare torna da Stoccolma, per passare l'estate nel suo paese natio. Riprende a frequentare gli amici di un tempo, che spesso si ritrovano in una macabra casa di legno, isolata nel bosco. Una casa che sembra avere un'influenza maligna. Gli amici di David - Lukas, Martin, Rickard, Julian e Justine - si lasciano catturare dalla strana atmosfera che aleggia in quel luogo, abbandonandosi a incesti, abusi di droga é persino omicidi. Anche David è presto trascinato nella follia del gruppo, finché un giorno un bambino, che stringe tra le mani un coniglio con un solo occhio, gli rivela di sapere tutto quello che accade nel bosco... Dopo "Lo strano caso di Stoccolma", in un'atmosfera opprimente che ricorda l'incubo, Carlsson ci conduce alla scoperta dei segreti di un piccolo paese, dove regnano il vuoto, la morte e un'allucinata indifferenza di fronte alla violenza.

Questo autore ha scritto "Lo strano caso di Stoccolma", un ottimo thriller; è giovane, ma la stoffa non gli manca. Ho letto le prime pagine e mi ha colpito subito per il suo stile.

ALLMEN E LE LIBELLULE di Martin Sutter (questo lo sto leggendo proprio in questi giorni), Sellerio editore, 2011



Johann Friedrich von Allmen è un tipico personaggio alla Suter, un simpatico signore che vive "marinando la vita" come uno studente marinerebbe la scuola. Quarantenne, riservato habitué di tutti i posti giusti, lettore appassionato, superiore a tutte le questioni materiali, i camerieri gli si rivolgono con un "conte" ma il nome aristocratico è nato da una sua personale riscrittura. Ha dilapidato la ricca eredità paterna e, poiché nel college ha imparato che indebitarsi, per uno di rango, non è disonorevole, usa il poco denaro per "mantenere la propria affidabilità di credito anziché per vivere". Da poco tempo, però, si dedica a furti di oggetti d'arte, in luoghi e situazioni tali da sollevarlo da ogni sospetto. Probabilmente, nella Svizzera opulenta di cui l'autore, sulle orme di Dürrenmatt, draga l'anima sociale, tipi così immiseriti e perbene non sono insoliti. E Martin Suter li eleva a rappresentare un mondo sicuro e immutabile all'apparenza, che è invece diretto, con la stessa voluttà con cui Allmen dilapida, all'incertezza e alla decadenza. Un nuovo, sofisticato congegno narrativo, in cui Martin Suter trascina il lettore senza sforzo né artificio. Prima avventura di una coppia di detective delle belle arti.
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Posso garantire per Sutter di cui ho letto lo splendido "Come è piccolo il mondo"; è un autore sorprendente per la scioltezza della scrittura, la profondità del pensiero, la conoscenza della natura umana, la sua capacità di penetrare nella società nobiliare e borghese centro-europea evidenziandone meschinità ed ipocrisie.
La Sellerio ci propone sempre ottimi autori tipo Fallada, Recami, Malvaldi, ... .

L'UOMO DELL'INGANNO di Chris Morgan Jones, Mondadori, 2011



È il 2009. Sono passati dieci anni da quando Ben Webster ha messo fine alla sua carriera di giornalista investigativo, dopo che l'inchiesta sui traffici russi in Kazakhstan di cui si stava occupando si è conclusa tragicamente. Ora lavora per un'agenzia di Londra specializzata in spionaggio industriale e si occupa di casi molto delicati e scottanti, proprio come quello in cui lo coinvolge un noto magnate greco. L'incarico suscita in Webster un forte interesse poiché l'oggetto dell'indagine è Konstantin Malin, un potente oligarca del governo russo che lucra nel campo delle risorse energetiche. Alle sue dipendenze c'è Richard Lock, il prestanome, colui che dietro la facciata di avvocato ricicla enormi somme di denaro provenienti da spericolate operazioni finanziarie: è proprio lui che Webster deve riuscire a incastrare per arrivare a Malin. Ma quanto è disposto a rischiare? Lock, in apparenza realizzato e sicuro di sé, è di fatto solo un corrotto che anela a una libertà impossibile perché ostaggio di un uomo che può fare di lui ciò che vuole. Costretto a fare i conti con il proprio ruolo, sa di avere le ore contate. In un formidabile testa a testa che li porta da Mosca a Londra a Berlino, in un drammatico percorso fitto di ostacoli, Lock e Webster, due uomini diversi per indole e motivazioni, sono in realtà entrambi alla ricerca di un riscatto personale. Ma dietro le quinte agisce un potere senza volto, oscuro e minaccioso, in grado di sparigliare le carte sul tavolo...

C'è necessità di ricambio nel settore delle spy story perchè i grandi vecchi saggi del settore ormai hanno esaurito la propria vena e riescono ad attrarre solo i nostalgici innamorati dei loro capolavori passati.
Questo autore, alla sua opera prima, sembra aver convinto la critica per cui merita fiducia.

domenica 4 dicembre 2011

Il marito della libraia: Nero Oceano, una nave alla deriva fra incubi tempe...

Il marito della libraia: Nero Oceano, una nave alla deriva fra incubi tempe...: Ho trovato questo romanzo veramente avvincente (voto 9). Lo scrittore, un bel personaggio, indaga nei lati più oscuri della mente umana dim...

L'ultimo di Stephen King, indietro nel tempo per salvare Kennedy

Dopo molto tempo, riprendo in mano un libro di Stephen King: 22/11/1963 incuriosito dalla copertina e dalla missione del protagonista: TORNARE INDIETRO NEL TEMPO PER IMPEDIRE L'ATTENTATO A J.F. KENNEDY.



Il romanzo fin dalle prime pagine risulta veramente avvincente (le prime 100 sono volate); ne mancano ancora 600.
Il mio dubbio su questi mattoni è che il lettore medio, seppur appassionato dal genere, si spaventi e preferisca passatempi letterari più accessibili, fra le 3-400 pagine. Questo effetto me l'aveva fatto qualche anno fa The Dome.


Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbon Falls, nel Maine, e arrotonda lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. È proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle - e follemente possibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James Dean e JFK, delle automobili interminabili e del twist, dove convivono un'anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l'amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia.

Nero Oceano, una nave alla deriva fra incubi tempestosi

Ho trovato questo romanzo veramente avvincente (voto 9).
Lo scrittore, un bel personaggio, indaga nei lati più oscuri della mente umana dimostrando come il destino possa essere ineluttabile soprattutto se per uno sfortunato caso sulla tua nave sale il diavolo.
Consigliato a chi cerca una lettura non banale dove thriller e horror si mescolano sapientemente.

Stefán Máni - Reykiavik (Islanda), 1970

Figlio di pescatori è cresciuto a Ólafsvík nell’Islanda occidentale.
Dopo la scuola si è guadagnato da vivere facendo il pescatore, il falegname, il muratore, il giardiniere, il guardiano notturno, l’addetto alle pulizie, e ha lavorato anche con gli adolescenti e negli ospedali psichiatrici.
Ha scritto cinque romanzi. Il primo tradotto in Italia è stato Oceano nero, pubblicato da Tropea nel 2011.
Stefán Máni                                 

Nove marinai salpano dall'Islanda a bordo di un vecchio mercantile. Sono uomini abituati a tutto, ma il viaggio verso il Suriname li preoccupa. Sanno che il cargo è ormai una carcassa arrugginita e che la società di trasporto vuole sbarazzarsene per poi licenziarli. E prima di imbarcarsi alcuni di loro hanno deciso, all'insaputa del capitano, di scioperare in mare aperto, bloccando le macchine.
All'improvviso, però, mentre infuria una tempesta, l'imbarcazione rimane isolata: qualcuno ha tagliato le comunicazioni.
Chi è il sabotatore, e che cosa vuole ottenere?
Il viaggio si trasforma in un gioco al massacro. Tutti hanno qualcosa da nascondere o da cui nascondersi: l'omicidio della propria amata, un ricatto, una storia familiare lacerata. A complicare le cose, un pericoloso criminale chiamato Satana si trova a bordo per errore, e sembra godere sadicamente del clima di odio e sospetto generale.
Il cargo, ormai abbandonato a se stesso, avanza fra incubi reali e supposti, e subisce addirittura l'attacco dei pirati, prima di incagliarsi nella gelida terra dell'Antartide con i pochi superstiti.
Da qui parte l'itinerario a piedi dei quattro marinai ancora vivi, che si dividono, ognuno alla ricerca di una possibile salvezza. Un noir letterario intensissimo, plasmato con la materia di cui è composto il buio.

venerdì 11 novembre 2011

Il marito della libraia: "Tony & Susan", a chi capisce come va a finire pag...

Il marito della libraia: "Tony & Susan", a chi capisce come va a finire pag...: "Tony & Susan", di Austin Wright, Adelphi (2011). A chi capisce come va a finire la storia pago una pizza! Gran libro, vi consiglio vivame...

"Tony & Susan", a chi capisce come va a finire pago una pizza

"Tony & Susan", di Austin Wright, Adelphi (2011).
A chi capisce come va a finire la storia pago una pizza!
Gran libro, vi consiglio vivamente di leggerlo nonostante il finale.


Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del loro matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto, Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un controsorpasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta...

Ho trovato questo romanzo incredibilmente trascinante.
Come la protagonista Susan, mi sono ritrovato a divorare le pagine del manoscritto inviatele dall'ex marito per capire come andava a finire la sventurata vicenda di Tony e dalle sua famiglia e a fare il tifo per lui nel momento supremo della vendetta.
Alla fine non sono riuscito a capire:
1. che fine fa Tony;
2. che collegamento c'è fra la vicenda narrata e la vita di Susan.
Riassumendo: libro da 9 con finale N.C. (non classificabile).
Mi aspettavo un colpo di scena, una sorpresa e invece niente.
Un vero peccato sprecare una storia così.
Spero che qualche lettore sappaia darmi delucidazioni sul finale di questo libro.
Pensare, come suggerisce la casa editrice, che tutto si limiti al desiderio dell'ex marito di far provare alla ex moglie,che non lo aveva ritenuto all'altezza di intraprendere la carriera di scrittore, emozioni e sensazioni quali fastidio, imbarazzo, paura, ecc., non mi convince per nulla.
Certamente far sì che la ex moglie, prima scettica, poi rapita letteralmente dal racconto, non riesca più a staccarsi da esso e si senta coinvolta personalmente deve essere stata per l'ex marito una grande soddisfazione, ma comunque non mi sembra abbastanza.

"Drive", di Sallis. Mai fare torti ad un autista!

Mai fare torti ad uno che dice di limitarsi a guidare!!!


La stanza di un Motel 6 a nord di Phoenix, la tarda luce dell'alba che preme alla porta e alle finestre, i rumori del traffico dalla vicina autostrada, il lamento di qualcuno che piange nella camera attigua.
E una pozza di sangue che avanza, lenta, inesorabile...
Tre cadaveri in un mare di sangue: questa è la scena che si presenta agli occhi di Driver, che ha una sola soluzione davanti a sé: la fuga. Lui non ha avuto nessuna parte nel crimine. Lui non spara, lui non porta armi. E lo ha anche detto senza mezzi termini ai suoi complici: "Io non partecipo, non so nulla, non ho armi. Io guido. Nient' altro". Quelli, i complici, avevano un buon colpo tra le mani e cercavano un autista. Un lavoretto da niente per chi è uno dei migliori stuntman di Hollywood, capace di scene da cardiopalma, di giri della morte e di incredibili acrobazie su due ruote. Un lavoretto, però, finito male. Con tre cadaveri nella stanza di un motel e duecentocinquantamila dollari che ora scottano tra le mani di Driver. Lo stuntman si ritrova con una taglia sulla testa e una domanda martellante: chi ha fatto il doppio gioco e ora lo vuole morto? Per dare una risposta e salvarsi la pelle, si trasforma in un uomo in fuga, tra l'Arizona e Los Angeles, costretto a uccidere chi costituisce una minaccia e sicuro soltanto della sua Dodge, vecchia di dieci anni ma resistente come un carrarmato.Ma la fuga, si sa, è anche l'occasione per ripercorrere le tracce della propria esistenza.

"Io non partecipo, non so nulla, non ho armi. Io guido. Nient' altro"; il  protagonista del libro di James Sallis, edito da Giano (2011) si presenta così a coloro che lo ingaggiano per lavoretti sporchi tipo rapine, ecc..
Poi, al momento giusto, seppur ingannato e braccato, si trasforma in un assassino spietato e vendicativo.
La scoperta di questa anima nera crea qualche sussulto in una storia breve che potenzialmente poteva essere esplosiva e che invece è interessante e originale solo quando parla dell'attività di stuntman.
Voto: 7 -


mercoledì 26 ottobre 2011

Il marito della libraia: "Cul de sac", il noir balcanico del bravo Custerli...

Il marito della libraia: "Cul de sac", il noir balcanico del bravo Custerli...: "Cul de sac", Alberto Custerlina, Dalai editore, 2011 "Cul de sac" fa riferimento metaforicamente alla situazione in cui si trova una per...

Il marito della libraia: "Luomo dei cerchi azzurri", uno dei primi successi...

Il marito della libraia: "Luomo dei cerchi azzurri", uno dei primi successi...: Ho finito di leggere da poco "L'uomo dei cerchi azzurri" di Vargas", Einaudi, 2007. Non avevo letto mai nulla di questo autore; non per s...

"Luomo dei cerchi azzurri", uno dei primi successi di Vargas ....

Ho finito di leggere da poco "L'uomo dei cerchi azzurri" di Vargas", Einaudi, 2007.


Non avevo letto mai nulla di questo autore; non per scelta, ma perchè non mi era mai capitato.
La venerazione con cui i suoi fans si precipitano sulle nuove uscite mi ha spinto a fare un tentativo.
Ho chiesto dunque ad un lettore appassionato di Vargas di consigliarmi uno dei suoi migliori libri.
Mi è stato indicato "L'uomo dei cerchi azzurri".

Il libro mi è piaciuto (bel giallo, veramente sottile: 8,5 quasi 9), il commissario Adamsberg per nulla: riconosco che il suo modo di fare affascina ed incuriosisce però è veramente indisponente, antipatico e sconclusionato.
Come è possibile innamorasi di un soggetto simile?
Ci sono delle pagine in cui ci si smarrisce totalmente, non si capisce più niente e si perde il filo della vicenda inseguendo i pensieri e le fissazioni di questo curioso personaggio.

Da quattro mesi i marciapiedi di Parigi riservano una sorpresa apparentemente innocua: grandi cerchi blu tracciati con il gesso, e al centro una serie di oggetti stravaganti: un trombone, una pinzetta, un vasetto di yogurt, una candela...
I giornalisti indagano per sfamare l'interesse dei lettori e gli psicologi si dividono tra chi grida al maniaco, e chi ipotizza la burla. Adamsberg, però, non trova nulla di divertente nell'escalation dei cerchi: la sua fine psicologia di conoscitore del male gli lascia intuire che dietro l'apparente stramberia si nasconde qualcosa di morboso.
E ben presto i fatti gli danno ragione: un'altra alba e un altro cerchio su un marciapiede, ma stavolta, al centro esatto, un corpo di donna.
Parte così una corsa contro il tempo per fermare un assassino del quale si ignora letteralmente tutto.